SAN FRANCESCO il primo poeta italiano di Daniela Ripetti-Pacchini
Il 4 ottobre ricorre la
memoria della morte di San Francesco d’Assisi nato nel 1181/1182 e morto nel
1226, una figura spirituale che fin da ragazzina mi ha suggestionata
molto. In prossimità della morte, Francesco volle esser portato alla Porziuncola e ivi deposto nudo sulla nuda
terra, nel grembo della donna a lui più cara: Madonna Povertà. E “non
desiderò altre esequie e altra onoranza” (cfr. Bonaventura, Leg. major,
XIV, 3-4; e Dante Alighieri, Paradiso Canto XI,
115-117). Lui, che essendo nato da una famiglia della ricca borghesia
mercantile, aspirante a una sempre maggiore rinomanza anche attraverso un
matrimonio con una fanciulla facoltosa, nobile e notoriamente prestigiosa,
stupì tutti trovandola invece, durante un'intensa esperienza
spirituale, nell'Altissima Povertà. “Per tal donna, (Francesco)
giovinetto, in guerra / del padre corse, a cui come alla morte, / la porta del
piacer nessun disserra; /e dinanzi alla spirital corte et coram padre le si
fece unito;/ poscia di dí in dí l’amò più forte” (Dante, Paradiso XII,
58-63).
Si
è storicamente accertato che Francesco, prima della conversione aveva una gran
passione per la letteratura romanza, in particolare per le “canzoni di gesta” e
i poemi cavallereschi. Egli amava la lingua francese (lingua
d'oïl), che aveva imparato grazie ai commerci del padre, e si dilettava nella
lettura dei romanzi e delle canzoni di gesta, in particolare
quelle che narravano le imprese di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola
Rotonda. Sognava una carriera militare e cavalleresca, comportandosi come un
"cavaliere" nel senso letterale del tempo, distinguendosi per
generosità e allegria tra i giovani nobili di Assisi.
Anche
dopo la conversione, avvenuta dopo un’intensa e dura esperienza spirituale, l'ideale
cavalleresco non scomparve del tutto, ma venne trasformato. Francesco traspose la
sua passione per la cavalleria nella "cavalleria spirituale",
definendo sé stesso e i suoi frati come i "giullari di Dio".
La sua familiarità con la lingua romanza e con la lirica trobadorica (in lingua d'oc) contribuì a sviluppare una sensibilità poetica che lo portò, anni dopo, a comporre il Cantico delle Creature, primo grande componimento in volgare italiano.
Il giovane Francesco era quindi un
amante della cultura cortese francese, delle belle donne e amava cantare nelle vie, coltivando sogni di gloria terrena prima di votarsi alla povertà.
E si è anche ipotizzato che proprio per l’entusiasmo con cui a quel tempo leggeva le “canzoni di gesta” in francese, venne chiamato con il nome, assai raro in quei tempi, di Francesco, come a dire “il francese” (Chiara Frugoni, op.cit., 2011).
Così come gli amati cavalieri francesi,
conclusa una grande impresa, si avviavano di nuovo nella foresta in cerca di
avventura, Francesco si gettò con tutto il proprio sé, verso l’ignota e “oscura
selva” della sua intensa e dura avventura spirituale.
Fu il fondatore dell’Ordine Francescano e il santo più popolare nel mondo anche al di fuori della comunità cristiana e cattolica. La sua opera Il Cantico delle Creature (o Laudes creaturarum), noto come Cantico di Frate Sole è il testo poetico più antico di cui si conosca l’autore. Esso è un'ode a Dio, alla sua opera e alla vita stessa, un messaggio di fratellanza, amore e pace universale, oltre che ecologico.
Una figura di Santo veramente dissonante e insolita rispetto al contesto del suo tempo in cui tutti erano in armi, compresa la Chiesa. Un messaggio ancora più ‘dissonante’ e ‘insolito’ nel guerrafondaio mondo attuale.
Papa Francesco fu fortemente ispirato dallo 'spirito creatore' di San Francesco nello scrivere la sua seconda enciclica Laudato si’, così come nel chiedere nel suo testamento di avere una semplice sepoltura nella nuda terra.
Secondo l'antica leggenda francescana (Legenda
antiqua Perusina; Speculum perfectionis) il “giullare di Dio”,
avrebbe composto il suo Cantico in volgare umbro intorno
al 1224-25, circa due anni prima della morte. L'avrebbe scritto nell'orticello
di San Damiano, dopo una notte di tremende sofferenze fisiche, aggravate da
un'invasione di topi, ma confortato da una finale visione celeste. Si ricordi
che quando si parla di leggenda nel Medioevo “significa soltanto quel che letteralmente
contiene la parola: racconto scritto destinato alla lettura” (Chiara
Frugoni, Vita di un uomo: Francesco d'Assisi, 2011).
In un’ epoca in cui la letteratura usava quasi
esclusivamente il latino, Francesco scelse di scrivere nel dialetto locale
affinché il suo messaggio fosse comprensibile ai suoi ascoltatori di allora. La
lingua è il volgare umbro del secolo XIII, con però influssi toscani e latini
e, componendo la sua Laude in prosa ritmica, Francesco si sarebbe ispirato alla
traduzione latina dei salmi biblici dai quali riprese anche lo spirito e le
movenze.
Il Cantico, con il suo stile ritmico e le sue immagini molto evocative, è considerato di gran valore poetico avendo gettato le basi della tradizione poetica nazionale, precedendo di quasi un secolo la rivoluzione di Dante Alighieri.
Si veda il Cantico delle creature nella bella interpretazione musicale del menestrello Angelo Branduardi:
https://www.youtube.com/watch?v=2vIzGZg7iss&list=RD2vIzGZg7iss&start_radio=1
IL PRECURSORE DI SAN FRANCESCO D'ASSISI
Ci fu un santo pisano laico, pellegrino sulle orme di Cristo in Terra Santa, San Ranieri, vissuto nel secolo XII. Anche Ranieri, figlio di un ricco mercante come Francesco, compì un vero e proprio itinerario di identificazione con la figura di Gesù e con la sua parola come forma e norma vitae, attraverso la spoliazione di sé e la rinuncia a tutto per possedere il Tutto. Ranieri anticipò così, di quasi un secolo, l’esperienza spirituale di San Francesco d’Assisi. Francesco accettò però in sé, il dono gradito di propensione alla poesia, al canto e alla musica, a gloria e lode di Dio facendosi suo “giullare”.
Qui un link a un mio video sulla storia spirituale di S. Ranieri:
https://www.youtube.com/watch?v=nUBQxfXALbU&list=RDnUBQxfXALbU&start_radio=1
Sotto una mia poesia per San Francesco e la sua ‘chiamata’ scritta tra il 1967-70 e pubblicata nuovamente in Addio Roma e altre poesie (Transeuropa ottobre 2024), di cui propongo qui anche le mie versioni in inglese e francese.
Note:
1 I versi “da focu-da uento-da acqua / e per i Piccoli,
pretiosi et hùmeli...” sono scritti nella mia poesia in volgare umbro, cioè
come scriveva e cantava Francesco. Anzi adesso invece di “acqua” scriverei “aqua”, per rendere la triade dei tre elementi, citati nel Cantico, più omogenea e fedele alla
lingua del Santo, vale a dire come
sono scritte nel Codice 338 di Assisi senza “tradurle” in un italiano moderno. Come si
vede in questo breve frammento:
2 Il verso successivo “Dio (Lui) ti chiamò – tu Lo chiamasti”, ovvero questo reciproco chiamarsi all’Amore, di Dio (il grande Altro) e Francesco, configura una mutua inhaesio, vale a dire una compenetrazione reciproca, una reciproca immanenza e inabitazione di ciascuno nell’altro: “amatum est in amante, amans est in amato” (T. D’Aquino, Summa, I-II, q.28). Tommaso D’Aquino nel Commento al III Libro delle Sentenze d.27, q.1, a.1, descrive l’amore come una qualche trasformazione dell’ amante nell’amato, essendo una potente vis unitiva, una forza che ‘innesta’ l’uno nell’altro.
BROTHER FRANCIS (to the first Italian poet)
From
the leaves…
from
the soft, pointed
and
scalloped leaves,
from the vaults,
from plumages in love,
from embroidered wings,
from the downward flights
of falling leaves,
from the infinite worlds
along gravel paths in the evening
from the silvery touch of moonlight
on thorn
thickets,
from suns and from winters
among wolves and cliffs,
from fire, from water, from wind,1
and for the Small Ones
precious and humble…
God called you – you called Him, 2
with living
words,
and even the dreadful scowl of Death
seemed sweet
to you.
1 The words “focu” (fire), “uento” (wind),
and “pretiosi et hùmeli” (precious and humble) are written, in the
Italian version of the poem, in early Umbrian vernacular—the language of St.
Francis. Their poetic resonance is untranslatable into English.
2 This verse alludes to
the "mutual inhaesio" between St. Francis and his God. That
is, it refers to the mystical mutual indwelling between St. Francis and
God—a spiritual union where each resides in the heart of the other.
FRÈRE FRANÇOIS (au premier poète italien)
Des feuilles…
des feuilles sensibles,
pointus ou festonnées,
des voûtes,
des ailes amoureuses
des plumes brodées
du vol de feuilles mortes
flottant dans l'air...
Des
mondes infinis du soir
le
long des chemins de gravier,
des
touches argentées du clair
de
lune sur les ronciers,
des
soleils et des hivers
entre
loups et falaises,
du
feu – du vent – de l’eau – 1
et
pour les Petits
précieux
et humbles,
Dieu
t’a appelé – tu L’as appelé 2
avec
des paroles vivantes,
et même le terrible regard
de la Mort te semblait doux
1 Les mots «…focu…uento…» (…feu…vent…) et «pretiosi et hùmeli» (précieux et humbles) sont écrits dans ma poésie en dialecte ombrien, la langue utilisée par Saint François d’Assise.
2 Ce vers fait
allusion à la mutua inhaesio entre Saint François et son Dieu. Il se
réfère à l’habitation mystique réciproque entre Saint François et Dieu, une
union spirituelle dans laquelle chacun réside dans le cœur de l’autre.
Spoliazione e rinuncia ai bene terreni di S. Francesco che restituisce i costosi abiti e i denari al padre, il ricco mercante Pietro di Bernardone. Dall’affresco di Giotto o della sua scuola. (Wikipedia)
Giotto: San Francesco mentre dona il suo mantello a un povero. (Wikipedia)



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