giovedì 5 marzo 2026

DANIELA RIPETTI-PACCHINI BIOGRAFIA 2026 e le poesie: Goodbye Rome e Annabel Lee remake

 

DANIELA RIPETTI-PACCHINI BIOGRAFIA 2026



Primo Festival Internazionale dei Poeti, Castelporziano 1979 
(Foto Piero Marsili Libelli) 

Daniela Ripetti (cognome completo: Ripetti-Pacchini) è scrittrice e poetessa. In passato ha svolto attività di psicologa-psicoterapeuta e ha collaborato a diversi quotidiani e riviste italiane. Si è occupata inoltre di teatro e ha lavorato in Italia e in Francia con Carmelo Bene.

Durante la sua formazione universitaria e la specializzazione ha vissuto prevalentemente a Roma fino agli inizi degli anni Ottanta quando, a causa di una grave patologia, è tornata a Pisa, sua città natale.

Come poeta i suoi versi sono stati pubblicati su riviste letterarie tra cui: “Nuovi Argomenti”, “Guida Poetica Italiana”, “ClanDestino”, “Quinta Generazione”, la rivista culturale messicana “Altiplano” in traduzione spagnola, la rivista internazionale di letteratura contemporanea “The Literary Review” (1985) in traduzione inglese dello scrittore Pier Francesco Paolini, si veda anche Twentieth-century Italian Literature (1929-1997) in English Translation,  di Robin Healey (1998) e  Italian Literature since 1900 (1929-2016) in English Translation  di Robin Healey (2019).   

Inoltre si trovano in antologie e testi italiani come Poeti Italiani al 2° Festival Internazionale dei Poeti (1980), Letteratura degli anni Ottanta a cura di Filippo Bettini, Mario Lunetta, Francesco Muzzioli (1985), La poesia nel Lazio a cura di Fausto Pellecchia (1988), Il Romanzo di Castelporziano a cura di Simone Carella, Paola Febbraro, Simona Barberini (2015). Riguardo al reading e alla performance fatta al Beat 72 nel 1977 si veda Il poeta postumo di Franco Cordelli del 1978 (Ed. Lerici) e del 2008 (Ed. Le Lettere) a cura di Stefano Chiodi con Postfazione di Andrea Cortellessa.

Nel 1982-83 fu pubblicata la sua miscellanea di poesie Dei trapassati intendimenti – Poesie per tre Festival e tre Concerti con prefazione di Alberto Moravia. Il libro raccoglie versi tratti da varie raccolte, scritti e performati da Daniela Ripetti tra il 1974 e il 1981.

Nel 1992 Forum / Quinta Generazione pubblicò una nuova raccolta di sue poesie composte dal 1981 in poi, intitolata Marcia della Prudenza 1981 con la prefazione di Giampaolo Piccari.

Nel 2019 è uscito Una giovinezza rubata-Memorie di Guerra Fredda di Daniela Ripetti, un volume tra storia e memoria dove sono incluse anche diverse poesie dell’autrice.

Nel 2021 è stata pubblicata La Poesia e il suo Doppio, una vasta miscellanea di poesie in italiano e inglese, contenente composizioni da lei scritte dal 1967 al 2016 tra cui la raccolta completa Apache tear (1981-1994) introdotta dalla la prefazione di Romano Luperini. Vi si trovano inoltre alcuni brani di prosa e varie note critiche. 

Nel 2022 è uscita con Transeuropa la plaquette di versi intitolata Poesia-Phoenix, lo stesso editore ha pubblicato di Daniela Ripetti anche la nuova raccolta Addio Roma e altre poesie pubblicata nel novembre 2024.

In sua assenza le sue poesie sono state a volte dette da attrici o attori come Maria Luisa Bene, Luigi Mezzanotte, Giuliana Adezio, Giovannella De Luca, ecc.

Nel 2010 al Meeting Internazionale di Poesia (Festival Mediterranea), furono lette da Cloris Brosca.

Non potendo partecipare ai vari eventi culturali dal 2011 Daniela Ripetti, oltre a scrivere su questo blog, pubblica alcuni video con i suoi scritti sui due canali YouTube “skindapsos” e “ilvelobarocco”.

skindapsos: https://www.youtube.com/user/skindapsos 

ilvelobarocco:  https://www.youtube.com/user/ilvelobarocco

Si veda anche academia.edu al seguente link:

https://independent.academia.edu/DanielaRipettiPacchini

 

PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA:

Daniela Ripetti-Pacchini si laureò con lode in Psicologia (relatore il Prof. Giovanni Jervis) all’Università degli Studi di Roma e si specializzò in Psicoterapia.

 Come psicologa-psicoterapeuta i suoi interessi e i suoi scritti hanno riguardato principalmente la fenomenologia della coscienza nelle sue molteplici trans-formazioni (stati alterati e/o alternativi, peak experience, ipnosi, ecc.), la psicologia di massa, la psicopolitica, la psicologia dello sport e le varie strategie per facilitare e regolare i processi e le transizioni psicobiologiche, i cambiamenti in micro e macro sistemi.

 Ha svolto attività di psicoterapeuta e ipnoterapeuta con approccio ericksoniano-sistemico e ha collaborato con il CONI, la FIDAL e la FITARCO come preparatrice mentale (mental coach) per atleti d’élite, ma anche nell’attività sportiva di base. 

Finché le sue condizioni di salute lo hanno permesso, ha tenuto lezioni, seminari e workshop di Psicologia dello Sport e sulle strategie di cambiamento utilizzate.


POESIA

   


   





Festival Castelporziano (foto Piero Varroni) In alto a sinistra (per chi guarda) Amelia Rosselli, 
Daniela Ripetti, Victor Cavallo, Dario Bellezza, in basso a destra il poeta inglese 
David Gascoyne e Renzo Paris 


Teatro San Ferdinando di Napoli, 1979







Franco Cordelli recensione della performance Diversioni 
di Daniela Ripetti, "Paese Sera" , aprile1980




Secondo Festival Internazionale dei Poeti, Piazza di Siena 1980 
Da sinistra a destra: Amiri Baraka e Daniela Ripetti, 
dietro 'Cavallo Pazzo' ed Erich Fried 



La 't-shirt' del Secondo Festival dei Poeti a Piazza di Siena 






Terzo Festival Internazionale dei Poeti, Università di Roma 1981




Presentazione di "Dei Trapassati intendimenti" di Daniela Ripetti-Pacchini
Il Tirreno 11 settembre 1983


"Il successo della Poesia", L'Unità- Firenze-Toscana 13 settembre 1983 


Presentazione di "Dei trapassati intendimenti" a Roma aprile 1984 







Due poesie nella mia versione inglese da Addio Roma e altre poesie:



  

ANNABEL LEE remake (Sept.1981)

(Sometimes Angels are terrible) 

 

You were a pilgrim in your Paradise

I was pataphysical in my Land,

we met in the Vita Nova

so gentle we were and so young…

 

Until, a cloud passed over my land

and a cold wind froze all my grace…

and like Annabel Lee, that you sang,

fate took me away from you, from my soul.

 

I was brought near the sea,

where the Arno river flows

past Eve and Adam’s I was brought,

perturbing the very word-dom.

 

And I no longer understood you

or I understood you too much

when you said incredulously:

 “You are my woman, and it is not fair!”

 

And I let you speak, I let you insult

the beautiful Annabel Lee,

because I loved you

   with a love more than love

that even the Angels envied us

and struck us with misfortune.

 What bastards!

 


GOODBYE ROME (1982)

 

Everything is already dead before it ends.

No herring gull or crows return in autumn, 

no starlings no cormorants arrive on the Tiber Island,

they no longer dance choreographies in flight.

 

Goodbye Rome

with your fountains and springs

where poetry gushed out in streams

that Roman hydraulics could’nt contain.


I bid you farewell, to go where I don’t know.

I say goodbye to the butterfly-shaped staircase

where I descended one last time to the Spanish Square

wearing a red-blue veil of the imaginative Barocco.

 

Or where I climbed to the French Academy

towards the Loggia of the White Lions

and the flying Mercury, le Spectre de la rose

of my eighteen years.

                                                                       

Or where I went on the roof of Nita’s suite

when Gerard was shooting the last scene

        of his unfinished film,  

in the rain and the enigmas of an unspeakable Rome.

 

“Die, if thou wouldst be with that which thou dost seek!

Follow where all is fled!”

It seemed to sing each step ascended 

or descended in memory of Keats.                  

 

Goodbye Rome, together Paradise,

ruins, wonder and Avernus…

from the plane trees of your Lungotevere

protectors of artists, to the plane trees of

Viale delle Piagge where my life languishes,

the distance is unbridgeable 

and time... is irredeemable.”

 

(Translated into English by Daniela Ripetti)



ANNABEL LEE remake (versione italiana,1981)

     (A volte gli Angeli sono tremendi)


Tu eri peregrino nel tuo Paradiso

 io patafisica nella mia Terra,

c’incontrammo nella Vita Nova

tanto gentili eravamo e in giovanezza.

 

Finché, una nube passò sulla mia terra

e un vento freddo gelò ogni mia grazia…

e come Annabel Lee, che tu cantavi,

la sorte mi portò via da te, dalla mia anima.

 

Mi portò vicino al mare,

là dove scorre l’acqua dell’Arno

past Eve and Adam’s mi portò,

ipsa verba perturbando. 

 

E non ti compresi più

   o ti compresi troppo

quando dicevi incredulo:

“Sei la mia donna, e non è giusto!”

 

E ti lasciai parlare,

ti lasciai insultare la bella

Annabel Lee, perché t’amavo

d' un ammore accussí grande

che anche gli Angeli ci invidiavano

e ci colpirono con la disgrazia.   

Che carognata!

          

 Alcune note sulla poesia Annabel Lee remake e sulla mia traduzione in inglese. 

Nella prima quartina vi è un chiaro riferimento a Dante, oltre al suo Paradiso, alla Vita Nova, ovvero a quel libello dantesco di teoria, pratica e storia delle “parole per rima”.

Così, traducendo in inglese l’aggettivo “gentile”, incluso nella Vita Nova e in particolare nel paragrafo XXVI dove si parla della “gentilissima donna” che parea “tanto gentile e tanto onesta”, utilizzo la parola “gentle” (gentile e, nel senso medioevale, di “nobiltà di spirito”) come nella traduzione in inglese di Dante Gabriel Rossetti. Tuttavia l’altro aggettivo “patafisica” sbalza in un’altra dimensione caratterizzata da una logica dell’assurdo e da una metafisica eccentrica, spaesando un po’ la lingua del Medioevo dantesco con un bel salto temporale.

Infine il termine antico “giovanezza” per giovinezza, da me usato nella versione italiana, è un riferimento a Giacomo Leopardi e alla sua poesia “A Silvia”: “Agli anni miei anche negaro i fati la giovanezza…” Quel sostantivo è stato da me preferito in quella quartina, perché la ‘a’ invece della ‘i’ mi dava l’impressione del un vasto, denso, aperto spazio promesso da quella età bella e fuggitiva.

Nella quartina successiva prosegue la rielaborazione del racconto in versi di Poe e l’attualizzazione del suo romanticismo gotico, finché, nella terza quartina con l’allusione al James Joyce di Finnegans Wake, il linguaggio si ‘transmuta’ ed evolve entrando nel modernismo sperimentale dell’autore irlandese e chiudendo la quartina con il neologismo sperimentale “word-dom”. Assistiamo in tal modo, nella traduzione in inglese di questa poesia, all’evolversi del linguaggio dal termine arcaico “gentle” al neologismo sperimentale “word-dom”.

I versi della quartina in questione dicono: “la sorte mi portò vicino al mare / là dove scorre l’acqua dell’Arno / “past Eve and Adam’s” (oltre ‘Eva e Adamo’) mi portò / e le parole scritte in grassetto sono la citazione dall’incipit del Finnegans Wake di James Joyce. Il fiume Arno che scorre davanti alla mia casa pisana e attraversa il paesaggio gettandosi poi nel mare, mi richiamava e mi richiama infatti, il “fluido-fiume” Liffey dell’incipit del Finnegans. Il successivo passaggio in latino “ipsa verba perturbando” è quello che nella versione inglese, o lasciavo in latino o, traducendolo, dovevo trovare le giuste parole per dirlo nel giusto suono. Ed è a questo punto che ho creato il neologismo “word-dom”.

Ho costruito tale neologismo, sulla falsariga della parola kingdom. Esso suggerisce l’idea di un “regno della parola” o di una “sovranità del linguaggio” che viene perturbata. La parola inglese kingdom deriva dall'antico inglese cyningdōm, formato da cyning ("re", antenato di king) e il suffisso -dōm ("giudizio", "condizione", "dominio", imparentato con il tedesco -tum), indicando quindi lo stato, la giurisdizione o la condizione del re. Ha radici germaniche comuni (kuningadōmaz), evolvendosi nel significato di dominio o territorio governato da un sovrano. Il neologismo dovrebbe suonare naturale all’orecchio inglese perché segue la logica di termini come fandom o officialdom. Avendo citato poi, nel verso precedente “l’incipit del Finnegans Wake ("riverrun, past Eve and Adam's...") di Joyce, maestro dei neologismi e dei composti linguistici, usare “word-dom” è stilisticamente coerente e molto “joyciano”.

Per un orecchio anglofono, il finale in -dom crea una chiusura’ sonora molto più soddisfacente rispetto al latino, perché si aggancia bene alla musicalità del verso precedente.

In conclusione, la scelta funziona a livello fonetico e ritmico per 3 ragioni:

1.    La rima interna e l’allitterazione: in inglese, la "m" finale di Adam's (nel verso precedente) e la "m" di word-dom creano una ‘risonanza nasale’ che lega i due versi. Questo dà alla strofa una coesione che il latino perturbando (finendo con una vocale aperta) non avrebbe.

2.    L'accento tonale (Meter): L'inglese è una lingua accentuativa. Word-dom è uno ‘spondeo’ (due sillabe lunghe/accentate). Chiudere un verso con due colpi decisi dopo il ritmo più fluido di "perturbing the very..." crea un effetto di "caduta" o di "arresto" che sottolinea bene il concetto di perturbamento.

3.    L'effetto Joyce: Giocare "al gioco di Joyce". Dato che avevo citato Eve and Adam's, il lettore entra in una modalità di lettura "attiva" e si aspetta una manipolazione della lingua. Se dopo Joyce avessi usato il latino accademico, avrei forse deluso le aspettative.

Inoltre, richiamando implicitamente la parola “word-doom” (destino della parola/giudizio universale), aggiunge uno strato di presagio che anticipa l’incomprensione dei versi successivi (“and I no longer understood you”)

In breve, avendo fatto leggere la poesia a un lettore americano e inglese, quella strofa suona come “un modernismo consapevole”. Non è pesante, è materica. Dà l’idea che la sorte non stia solo cambiando le parole, ma rimescolando la materia stessa di cui è fatto “il regno del dire “.

Infine nei versi finali parlando in inglese dell’“amore più grande dell’amore” (che in italiano sono resi nel dialetto napoletano), cito quasi letteralmente il verso di Annabel Lee di Poe, autore di cui condivido anche l’importanza data all’aspetto sonoro delle parole, per cui il senso dovrebbe tornare, quando è possibile, al suono, in una forma o nell’altra.

Poi la chiusura finale della poesia con la parola “Bastard!”, riferita agli Angeli invidiosi, dà una sferzata di realtà che rompe l’intellettualismo dei riferimenti precedenti, un grido umano che “sporca” la letteratura, per restituire il dolore provato per quegli eventi avversi, anche se con una punta di scherzosità. 

Daniela Ripetti-Pacchini 

 


Per chi fosse interessato all’evento “Come se la parola dipingesse”, Roma venerdì 27 marzo 2026. Sotto le informazioni dettagliate:






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