DANIELA
RIPETTI-PACCHINI BIOGRAFIA 2026
Daniela
Ripetti (cognome completo: Ripetti-Pacchini) è
scrittrice e poetessa. In passato ha svolto attività di
psicologa-psicoterapeuta e ha collaborato a diversi quotidiani e riviste
italiane. Si è occupata inoltre di teatro e ha lavorato in Italia e in Francia con
Carmelo Bene.
Durante la sua formazione
universitaria e la specializzazione ha vissuto prevalentemente a Roma fino agli
inizi degli anni Ottanta quando, a causa di una grave patologia, è tornata a
Pisa, sua città natale.
Come poeta i suoi versi sono stati pubblicati
su riviste letterarie tra cui: “Nuovi Argomenti”, “Guida Poetica Italiana”,
“ClanDestino”, “Quinta Generazione”, la rivista culturale messicana “Altiplano”
in traduzione spagnola, la rivista internazionale di
letteratura contemporanea “The Literary Review” (1985) in
traduzione inglese dello scrittore Pier Francesco Paolini, si veda anche Twentieth-century
Italian Literature (1929-1997) in English Translation, di
Robin Healey (1998) e Italian
Literature since 1900 (1929-2016) in English Translation di Robin
Healey (2019).
Inoltre si trovano in antologie e testi italiani come Poeti Italiani al 2° Festival Internazionale dei Poeti
(1980), Letteratura degli anni Ottanta a cura di Filippo
Bettini, Mario Lunetta, Francesco Muzzioli (1985), La poesia nel Lazio
a cura di Fausto Pellecchia (1988), Il Romanzo di Castelporziano a
cura di Simone Carella, Paola Febbraro, Simona Barberini (2015). Riguardo
al reading e alla performance fatta al Beat 72 nel 1977 si veda Il poeta
postumo di Franco Cordelli del 1978 (Ed. Lerici) e del 2008 (Ed. Le
Lettere) a cura di Stefano Chiodi con Postfazione di Andrea Cortellessa.
Nel 1982-83 fu pubblicata la sua
miscellanea di poesie Dei trapassati intendimenti – Poesie per tre Festival
e tre Concerti con prefazione di Alberto Moravia. Il libro raccoglie versi
tratti da varie raccolte, scritti e performati da Daniela Ripetti tra il 1974 e
il 1981.
Nel 1992 Forum / Quinta
Generazione pubblicò una nuova raccolta di sue poesie composte dal 1981 in poi,
intitolata Marcia della Prudenza 1981 con la prefazione di Giampaolo
Piccari.
Nel 2019 è uscito Una
giovinezza rubata-Memorie di Guerra Fredda di Daniela Ripetti, un volume
tra storia e memoria dove sono incluse anche diverse poesie dell’autrice.
Nel 2021 è stata pubblicata La
Poesia e il suo Doppio, una vasta miscellanea di poesie in italiano e
inglese, contenente composizioni da lei scritte dal 1967 al 2016 tra cui la
raccolta completa Apache tear (1981-1994) introdotta dalla la
prefazione di Romano Luperini. Vi si trovano inoltre alcuni brani di prosa e varie
note critiche.
Nel 2022 è
uscita con Transeuropa la plaquette di versi intitolata Poesia-Phoenix, lo
stesso editore ha pubblicato di Daniela Ripetti anche la nuova raccolta Addio
Roma e altre poesie pubblicata nel novembre 2024.
In sua assenza le sue poesie sono state a volte dette da attrici o attori come Maria Luisa Bene, Luigi Mezzanotte, Giuliana Adezio, Giovannella De Luca, ecc.
Nel 2010 al
Meeting Internazionale di Poesia (Festival Mediterranea), furono lette da
Cloris Brosca.
Non potendo partecipare ai vari eventi culturali dal 2011 Daniela Ripetti,
oltre a scrivere su questo blog, pubblica alcuni video con i suoi scritti sui
due canali YouTube “skindapsos” e “ilvelobarocco”.
skindapsos: https://www.youtube.com/user/skindapsos
ilvelobarocco: https://www.youtube.com/user/ilvelobarocco
Si veda anche academia.edu al seguente link:
https://independent.academia.edu/DanielaRipettiPacchini
PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA:
Daniela Ripetti-Pacchini si laureò con lode in
Psicologia (relatore il Prof. Giovanni Jervis) all’Università degli Studi di
Roma e si specializzò in Psicoterapia.
Come psicologa-psicoterapeuta i suoi interessi e i suoi scritti hanno riguardato principalmente la fenomenologia della coscienza nelle sue molteplici trans-formazioni (stati alterati e/o alternativi, peak experience, ipnosi, ecc.), la psicologia di massa, la psicopolitica, la psicologia dello sport e le varie strategie per facilitare e regolare i processi e le transizioni psicobiologiche, i cambiamenti in micro e macro sistemi.
Ha svolto attività di psicoterapeuta e ipnoterapeuta con approccio ericksoniano-sistemico e ha collaborato con il CONI, la FIDAL e la FITARCO come preparatrice mentale (mental coach) per atleti d’élite, ma anche nell’attività sportiva di base.
Finché le sue condizioni di salute lo hanno
permesso, ha tenuto lezioni, seminari e workshop di Psicologia dello Sport e
sulle strategie di cambiamento utilizzate.
POESIA
Due poesie nella mia versione inglese da Addio Roma e altre
poesie:
ANNABEL LEE
remake (Sept.1981)
(Sometimes Angels are terrible)
You were a pilgrim in your Paradise
I was pataphysical in my Land,
we met in the Vita Nova
so gentle we were and so young…
Until, a cloud passed over my land
and a cold wind froze all my grace…
and like Annabel Lee, that you sang,
fate took me away from you, from my soul.
I was brought near the sea,
where the Arno river flows
past Eve and Adam’s I was brought,
perturbing the very word-dom.
And I no longer understood you
or I understood you too much
when you said incredulously:
“You are my woman,
and it is not fair!”
And I let you speak, I let you insult
the beautiful Annabel Lee,
because I loved you
with a love more
than love
that even the Angels envied us
and struck us with misfortune.
What bastards!
GOODBYE ROME (1982)
Everything is already dead before it ends.
No herring gull or crows return in autumn,
no starlings no cormorants arrive on the Tiber Island,
they no longer dance
choreographies in flight.
Goodbye Rome
with your fountains and springs
where poetry gushed out in streams
that Roman hydraulics could’nt
contain.
I bid you farewell, to go where I don’t know.
I say goodbye to the butterfly-shaped staircase
where I descended one last time to the Spanish Square
wearing a red-blue veil of the imaginative Barocco.
Or where I climbed to the French Academy
towards the Loggia of the White Lions
and the flying Mercury, le Spectre de la rose
of my eighteen years.
Or where I went on the roof of Nita’s suite
when Gerard was shooting the last scene
of his unfinished film,
in the rain and the enigmas of an unspeakable Rome.
“Die, if thou wouldst be with that which thou dost seek!
Follow where all is fled!”
It seemed to sing each step ascended
or
descended in memory of Keats.
Goodbye Rome, together Paradise,
ruins, wonder and Avernus…
from the plane trees of your Lungotevere
protectors of artists, to the plane trees of
Viale delle Piagge where my life languishes,
the distance is unbridgeable
and time... is irredeemable.”
(Translated into English by
Daniela Ripetti)
ANNABEL LEE remake (versione
italiana,1981)
(A volte gli Angeli sono tremendi)
Tu eri peregrino nel tuo Paradiso
io patafisica nella mia Terra,
c’incontrammo nella Vita Nova
tanto gentili eravamo e in giovanezza.
Finché, una nube passò sulla
mia terra
e un vento freddo gelò ogni
mia grazia…
e come Annabel Lee, che tu
cantavi,
la sorte mi portò via da te,
dalla mia anima.
Mi portò vicino al mare,
là dove scorre l’acqua
dell’Arno
past Eve and Adam’s mi portò,
ipsa verba
perturbando.
E non ti compresi più
o ti compresi troppo
quando dicevi incredulo:
“Sei la mia donna, e non è
giusto!”
E ti lasciai parlare,
ti lasciai insultare la bella
Annabel Lee, perché t’amavo
d' un ammore accussí grande
che anche gli Angeli ci
invidiavano
e ci colpirono con la
disgrazia.
Che carognata!
Alcune note sulla poesia Annabel Lee remake e sulla mia traduzione in inglese.
Nella
prima quartina vi è un chiaro riferimento a Dante, oltre al suo Paradiso,
alla Vita Nova, ovvero a quel libello dantesco di teoria, pratica e
storia delle “parole per rima”.
Così,
traducendo in inglese l’aggettivo “gentile”, incluso nella Vita Nova e
in particolare nel paragrafo XXVI dove si parla della “gentilissima donna” che parea
“tanto gentile e tanto onesta”, utilizzo la parola “gentle” (gentile e, nel
senso medioevale, di “nobiltà di spirito”) come nella traduzione in inglese di
Dante Gabriel Rossetti. Tuttavia l’altro aggettivo “patafisica” sbalza in
un’altra dimensione caratterizzata da una logica dell’assurdo e da una
metafisica eccentrica, spaesando un po’ la lingua del Medioevo dantesco con un
bel salto temporale.
Infine
il termine antico “giovanezza” per giovinezza, da me usato nella versione
italiana, è un riferimento a Giacomo Leopardi e alla sua poesia “A Silvia”: “Agli
anni miei anche negaro i fati la giovanezza…” Quel sostantivo è
stato da me preferito in quella quartina, perché la ‘a’ invece della ‘i’ mi dava
l’impressione del un vasto, denso, aperto spazio promesso da quella età bella e
fuggitiva.
Nella quartina successiva
prosegue la rielaborazione del racconto in versi di Poe e l’attualizzazione del
suo romanticismo gotico, finché, nella terza quartina con l’allusione al James Joyce
di Finnegans
Wake, il
linguaggio si ‘transmuta’ ed evolve entrando nel modernismo sperimentale dell’autore
irlandese e chiudendo la quartina con il neologismo sperimentale “word-dom”.
Assistiamo in tal modo, nella traduzione in inglese di questa poesia,
all’evolversi del linguaggio dal termine arcaico “gentle” al neologismo
sperimentale “word-dom”.
I versi della quartina in
questione dicono: “la sorte mi portò vicino al mare / là dove scorre l’acqua
dell’Arno / “past Eve and Adam’s” (oltre ‘Eva e Adamo’) mi portò / e le parole scritte
in grassetto sono la citazione dall’incipit del Finnegans Wake di James
Joyce. Il fiume Arno che scorre davanti alla mia casa pisana e attraversa il
paesaggio gettandosi poi nel mare, mi richiamava e mi richiama infatti, il
“fluido-fiume” Liffey dell’incipit del Finnegans. Il successivo
passaggio in latino “ipsa verba perturbando” è quello che nella versione
inglese, o lasciavo in latino o, traducendolo, dovevo trovare le giuste parole per
dirlo nel giusto suono. Ed è a questo punto che ho creato il neologismo “word-dom”.
Ho
costruito tale neologismo, sulla falsariga della parola kingdom. Esso
suggerisce l’idea di un “regno della parola” o di una “sovranità del linguaggio”
che viene perturbata. La parola inglese kingdom deriva dall'antico
inglese cyningdōm, formato da cyning ("re",
antenato di king) e il suffisso -dōm ("giudizio",
"condizione", "dominio", imparentato con il tedesco -tum),
indicando quindi lo stato, la giurisdizione o la condizione del re. Ha radici
germaniche comuni (kuningadōmaz), evolvendosi nel significato di dominio
o territorio governato da un sovrano. Il neologismo dovrebbe suonare
naturale all’orecchio inglese perché segue la logica di termini come fandom o
officialdom. Avendo citato poi, nel verso precedente “l’incipit del Finnegans Wake ("riverrun,
past Eve and Adam's...") di Joyce, maestro dei neologismi e dei
composti linguistici, usare “word-dom” è stilisticamente coerente e
molto “joyciano”.
Per un orecchio anglofono, il finale in -dom
crea una chiusura’ sonora molto più soddisfacente rispetto al latino, perché si
aggancia bene alla musicalità del verso precedente.
In conclusione, la scelta funziona a livello
fonetico e ritmico per 3 ragioni:
1. La rima interna e
l’allitterazione: in inglese, la "m" finale di Adam's (nel
verso precedente) e la "m" di word-dom creano
una ‘risonanza nasale’ che lega i due versi. Questo dà alla strofa
una coesione che il latino perturbando (finendo con una vocale
aperta) non avrebbe.
2. L'accento tonale (Meter): L'inglese è una
lingua accentuativa. Word-dom è uno ‘spondeo’ (due
sillabe lunghe/accentate). Chiudere un verso con due colpi decisi dopo il ritmo
più fluido di "perturbing the very..." crea un effetto di
"caduta" o di "arresto" che sottolinea bene il concetto
di perturbamento.
3. L'effetto Joyce: Giocare "al
gioco di Joyce". Dato che avevo citato Eve and Adam's, il
lettore entra in una modalità di lettura "attiva" e si aspetta una
manipolazione della lingua. Se dopo Joyce avessi usato il latino accademico,
avrei forse deluso le aspettative.
Inoltre, richiamando implicitamente la parola
“word-doom” (destino della parola/giudizio universale), aggiunge uno strato di
presagio che anticipa l’incomprensione dei versi successivi (“and I no
longer understood you”)
In breve, avendo fatto leggere la poesia a un
lettore americano e inglese, quella strofa suona come “un modernismo
consapevole”. Non è pesante, è materica. Dà l’idea che la sorte non stia solo
cambiando le parole, ma rimescolando la materia stessa di cui è fatto “il regno
del dire “.
Infine nei versi finali parlando in inglese
dell’“amore più grande dell’amore” (che in italiano sono resi nel
dialetto napoletano), cito quasi letteralmente il verso di Annabel Lee di Poe,
autore di cui condivido anche l’importanza data all’aspetto sonoro delle
parole, per cui il senso dovrebbe tornare, quando è possibile, al suono, in una
forma o nell’altra.
Poi la chiusura finale della poesia con la parola “Bastard!”, riferita agli Angeli invidiosi, dà una sferzata di realtà che rompe l’intellettualismo dei riferimenti precedenti, un grido umano che “sporca” la letteratura, per restituire il dolore provato per quegli eventi avversi, anche se con una punta di scherzosità.
Daniela Ripetti-Pacchini
Per chi fosse interessato all’evento “Come se la parola dipingesse”, Roma venerdì 27 marzo 2026. Sotto le informazioni dettagliate:







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